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Scuola, università e ricerca

 

L’Italia nel confronto internazionale

 

Innumerevoli ricerche empiriche dimostrano che il capitale umano di un Paese è decisivo per il suo sviluppo culturale, sociale ed economico. C’è da porsi una questione decisiva: quanto costa l’ignoranza? Numerosi studi confermano che si tratta di: A. costi individuali (esclusione, precarietà, insicurezza, sudditanza); B. costi sociali (spese per la salute, criminalità, democrazia poco partecipata); C. costi economici (bassa produttività, scarsa innovazione, basso livello di sviluppo).

Il processo di globalizzazione in corso dovrebbe imporre ai ceti dirigenti e a tutte le componenti sociali del nostro Paese un dialogo e un approfondimento adeguato alle sfide della competizione internazionale. I sistemi di istruzione e formazione nazionali non possono più sottrarsi al confronto con quelli di altri Paesi in ordine alla loro efficienza ed efficacia.

Su stimolo della Fondazione Rocca nasce l’idea di una collaborazione con l’Associazione TreeLLLe per realizzare una pubblicazione a cadenza periodica volta a:

• analizzare la situazione della scuola, dell’università e della ricerca, viste come un continuum, momenti che dovrebbero essere strettamente interconnessi per un buon sistema di istruzione e formazione;

• raccogliere e selezionare un certo numero di indicatori chiave di facile consultazione, ma denso di contenuti essenziali per fotografare il nostro sistema di istruzione, formazione e ricerca;

• mettere a confronto questi indicatori chiave con i dati medi europei e con quelli dei Paesi più grandi e avanzati dell’occidente, con i quali il nostro Paese è chiamato a competere (Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti d’America);

• per ogni indicatore, raccogliere non solo il dato più recente ma anche una serie storica che consenta di cogliere gli andamenti passati e le tendenze attuali.

 Con questa pubblicazione, ispirata alla filosofia del “conoscere per decidere”, si intende far emergere gli eventuali ritardi e anomalie del nostro sistema da monitorare periodicamente per tenerli sotto controllo, così da favorire le decisioni politiche e/o organizzative più urgenti e adeguate (da qui il titolo della pubblicazione “I numeri da cambiare”).

EDUCARE ALLA CITTADINANZA, AL LAVORO ED ALL’INNOVAZIONE

Il modello tedesco e proposte per l’Italia

 

Dopo l’attenzione suscitata dall’avvio della collana “I numeri da cambiare”, con la prima pubblicazione “Scuola, Università e ricerca, l’Italia nel confronto internazionale” (2012), l’Associazione TreeLLLe e la Fondazione Rocca oggi propongono una nuova ricerca, questa volta centrata sulla Germania e in particolare su alcune peculiarità del suo sistema educativo a confronto con il nostro e sulle ben più rilevanti risorse (pubbliche e private) investite in ricerca e innovazione. Il titolo di questa pubblicazione “Educare alla cittadinanza, al lavoro e alla innovazione” ne sottolinea gli elementi di differenziazione e gli obiettivi strategici sottesi. Ovviamente sul ben noto successo della Germania giocano varie ragioni: il consenso su valori di fondo (etica del lavoro e spirito di cooperazione), l’investimento sulla cultura democratica tra i giovani, i principi della economia sociale di mercato condivisi fin dagli anni 60, una dialettica non antagonista tra lavoratori e imprenditori e soprattutto una invidiabile stabilità del sistema istituzionale e di conduzione politica: solo otto cancellieri in settant’anni! Dell’Italia di questi aspetti non si può dire altrettanto anche se ha altri meriti e rimane uno dei principali paesi avanzati.

Tra i fattori più importanti della salute di cui godono l’economia e la società tedesca rientra certamente il sistema educativo. Esistono sicuramente degli aspetti di criticità, evidenziati anche dall’Ocse, come la separazione precoce degli alunni tra diversi canali scolastici, ma la capacità del sistema educativo e della ricerca di interagire con il mondo del lavoro e delle imprese costituisce un punto di forza decisivo.

L’intento di TreeLLLe e della Fondazione Rocca è evidente: il confronto tra i due sistemi dovrebbe aiutarci a individuare alcune caratteristiche che sembrano meritevoli di essere attentamente considerate per trarre indicazioni utili per il nostro Paese. In proposito, con l’aiuto di studiosi e operatori attenti conoscitori del mondo tedesco e di quello italiano, si formulano alcune proposte concrete che si offrono al dibattito.

INNOVARE L’ISTRUZIONE TECNICA SECONDARIA E TERZIARIA

Per un sistema che connetta scuole, università e imprese

 

L’Istruzione tecnica secondaria, tradizionale punta di eccellenza del sistema scolastico italiano, ed unicum nel contesto dei sistemi scolastici europei, è stata soggetta negli ultimi 20 anni a spinte e riforme contraddittorie che ne hanno indebolito l’offerta formativa e la capacità di attrazione per famiglie ed imprese, tanto che gli alunni sono scesi dal 45% degli iscritti di scuola secondaria, nel 1991/92, al 33,7% del 2014/15, con una perdita assoluta di oltre 400.000 studenti.
Una delle ragioni di questo declino è il persistere, nel nostro Paese, di una fuorviante gerarchia dei saperi tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica tipica della nostra tradizione filosofica: di conseguenza si è verificata una progressiva omologazione degli istituti tecnici ai licei, la cosiddetta “licealizzazione”. La sua forte identità di un tempo, costruita sullo stretto collegamento con le migliori espressioni del nostro sistema produttivo, si è in buona parte persa.
Le innovazioni contenute nella legge 107 sulla “Buona Scuola”, prime fra tutte l’introduzione dell’alternanza obbligatoria per 400 ore nel triennio finale degli Istituti tecnici e professionali, rappresentano dei significativi passi in avanti per promuovere un raccordo stabile e sistematico tra scuola e mondo del lavoro.
Permane inoltre la grande anomalia del nostro Paese rispetto all’Europa, causata dall’assenza di una offerta di Istruzione tecnica superiore terziaria breve. Gli Istituti tecnici superiori (ITS), che avrebbero dovuto assicurare un’alternativa alla frequenza dell’Università, non sono ancora riusciti a decollare, tanto che a 7 anni dalla loro istituzione contano appena 4.000 iscritti, un numero del tutto irrilevante rispetto ai giovani che si avviano all’istruzione terziaria.
L’Istruzione tecnica ha assoluta necessità di articolarsi e crescere verso l’alto, verso diverse forme di Istruzione superiore breve, per le quali il quaderno avanza proposte concrete su cui si auspica si innesti una proficua discussione.
In conclusione, varie sono le ragioni a favore di un rilancio dell’Istruzione tecnica secondaria e dell’innovazione per l’Istruzione tecnica superiore breve. Ci sono ragioni economiche, come innalzare complessivamente la qualità del capitale umano, formare quadri tecnici e tecnici superiori, elevare il tasso di cultura tecnico-scientifica. Ci sono anche ragioni politiche: il famoso Libro Bianco Cresson (Commissaria UE 1996) raccomandava la fine della contrapposizione tra cultura generale e formazione tecnico-professionale, nonché nuovi ponti tra scuola società e impresa, quest’ultima vista senz’altro come luogo formativo. Infine ci sono ragioni strettamente educative: una scuola di massa non può non tenere conto di forme di intelligenza multiple, punti di partenza e bisogni differenziati, diversità di talenti e aspirazioni. C’è necessità quindi di offrire percorsi formativi e ambienti di apprendimento diversificati per ridurre gli abbandoni (sia durante il periodo scolastico che durante quello universitario) e per un più facile accesso al lavoro.